abituare

v. tr. [io abìtuo ecc.] far prendere un'abitudine, assuefare, avvezzare: abituare all'ordine , alla pulizia ; abituare a sopportare la fatica | abituarsi v. rifl. prendere un'abitudine, assuefarsi: abituarsi ad alzarsi presto la mattina ; abituarsi a un'idea.

riabituare

v. tr. [io riabìtuo ecc.] far abituare di nuovo: riabituare qualcuno al lavoro , alla vita in comune | riabituarsi v. rifl. abituarsi di nuovo, riprendere un'abitudine: riabituarsi a fare del moto.  

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abituato

part. pass. di abituare agg. che ha l'abitudine a qualcosa: non è abituato a mangiare fuori pasto ' bene , male abituato , che ha ricevuto una buona o una cattiva educazione. 

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abituale

agg.  (1) che si fa per abitudine; consueto, solito: contegno abituale ; mi rispose con l'abituale gentilezza  (2) che è tale per abitudine: cliente abituale | delinquente abituale , (dir.) chi, per la sua reiterata attività criminosa, si dimostra incline al delitto; reato abituale , quello commesso dal delinquente abituale (3) (filos.) intrinseco, che inerisce in maniera permanente | grazia abituale , (teol.) dono soprannaturale che rende l'uomo partecipe della vita divina §...

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abitualità

s.f. tendenza all'abitudine; condizione di ciò che è abituale: abitualità in un reato , nell'ubriachezza.  

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abitudinario

agg. e s.m. [f. -a] che, chi è attaccato alle proprie abitudini; si dice spec. di persona che conduce vita regolare e monotona: essere un abitudinario § abitudinariamente avv.  

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abitudine

s.f.  (1) inclinazione, tendenza acquisita con la ripetizione degli stessi atti; consuetudine, assuefazione: una vecchia abitudine ; fare qualcosa per abitudine ; la forza dell'abitudine ; fare l'abitudine a qualcosa , abituarcisi fino al punto di non sentirne più gli effetti (2) disposizione stabile, modo costante di operare: l'abitudine del peccato ; l'abitudine al delitto.  

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abituro

s.m.  (1) (lett.) abitazione piccola e miserevole: un piccolo abituro, un bugigattolo, dove dormiva il sagrestano (manzoni p. s. viii) (2) (ant.) abitazione, dimora: quante belle case , quanti nobili abituri (boccaccio dec. i, introduzione). 

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