z

s.f. o m. ventiseiesima e ultima lettera dell'alfabeto (ventunesima dell'alfabeto italiano tradizionale), il cui nome è zeta ; rappresenta l'affricata alveolare sorda (zio , marzo , partenza , azione , pazzo) o l'affricata alveolare sonora (zero , garza , analizzare , razzo) | z come zara , nella scansione delle parole lettera per lettera, spec. al telefono | viene usata in sigle (p. e. z è sigla automobilistica dello zambia) e abbreviazioni (z. d. g. , zona di guerra; z. , per nomi propri di persona come zaccaria , zeno , zaira | z , (mat.) simbolo letterale di incognita, variabile o coordinata (si usa dopo x e y) | z , (fis.) simbolo dell'impedenza.

zabaione

o zabaglione , s.m.  (1) crema che si ottiene cuocendo a bagnomaria rosso d'uovo montato con zucchero e diluito con marsala o altro vino liquoroso: sbattere uno zabaione ; paste , caramelle , gelato allo zabaione | (estens.) liquore a base di zabaione: un bicchierino di zabaione. dim. zabaioncino  (2) (fig.) mescolanza disordinata di idee, parole in uno scritto o in un discorso. 

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zabro

s.m. insetto coleottero di piccole dimensioni con corpo ovale allungato di colore nerastro; è dannoso alle graminacee e in particolare alle piante di frumento, delle quali divora i germogli. 

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zac

inter. voce onom. che riproduce il rumore di un colpo secco, spec. se dato con un oggetto tagliente: zac!, con un colpo di scure tagliò il ramo.  

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zacchera

s.f. , antiq. zacchero s.m. , (1) schizzo di fango sui vestiti o sulle scarpe; pillacchera: ha un abito pieno di zacchere  (2) (fig. non com.) inezia, bagattella, cosa da nulla. 

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zaccherone

s.m. [f. -a] (fam.) chi s'inzacchera | (estens.) persona trasandata, sudicia. 

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zaccheroso

agg. pieno di zacchere, inzaccherato: un vestito zaccheroso.  

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zacchete

inter. voce onom. analoga a zac.  

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zaff

vedi zaffe

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zaffarancio

s.m. negli antichi velieri da guerra, manovra di sgombero delle brande per approntare la nave al combattimento. 

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