malaria

s.f. malattia infettiva prodotta dai plasmodii trasmessi all'uomo dalle punture delle zanzare del genere anofele; è caratterizzata da febbre intermittente, anemia e tumefazione della milza e del fegato ed è diffusa nelle regioni paludose delle zone tropicali e subtropicali.

anofele

s.m. genere di zanzare la cui puntura può inoculare i plasmodii della malaria (ord. ditteri). 

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antimalarico

agg. e s.m. [pl. m. -ci] (med.) si dice di rimedio che preserva dalla malaria o la combatte. 

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plasmodio

s.m. (biol.) formazione cellulare che si origina quando in una cellula si verificano divisioni nucleari successive, e il citoplasma, pur accrescendosi in proporzione, non si suddivide | plasmodio della malaria , protozoo parassita dei globuli rossi che, inoculato dalla zanzara anofele, provoca la malaria. 

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malare

agg. (anat.) che riguarda le guance | (osso) malare , osso zigomatico. 

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malarico

agg. [pl. m. -ci] (med.) di malaria; causato dalla malaria: febbre malarica | infestato dalla malaria: zona malarica agg. e s.m. [f. -a] che, chi è affetto da malaria. 

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malariologia

s.f. parte della medicina che studia la malaria. 

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malariologo

s.m. [f. -a ; pl. m. -gi] studioso di malariologia; specialista in malariologia. 

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malarioterapia

s.f. metodo di cura obsoleto della paralisi progressiva di origine luetica e di talune gravi angiopatie obliteranti; consisteva nel provocare nel paziente accessi febbrili mediante inoculazione di plasmodii malarici, così da indurre un processo di vasodilatazione che consentisse di applicare terapie specifiche. 

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