reda

s.f. (ant.) erede: questi è 'l pregio e l'onore / de la casa da calboli, ove nullo / fatto s'è reda poi del suo valore (dante purg. xiv, 88-90).

redamare

v. tr. (ant. , lett.) l'amare a propria volta, il corrispondere nell'amore; riamare. 

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redan

s.m. invar. gradino che interrompe la continuità del fondo della carena di un motoscafo, diminuendone la resistenza al moto, a vantaggio della velocità. 

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redancia

s.f. [pl. -ce] (tecn.) anello scanalato esternamente che si inserisce nell'occhiello di una fune per evitarne il logorio. 

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redare

v. tr. [io rèdo ecc.] (ant. o pop.) ereditare: tal ch'io non credomi maggior ribaldo / redasse l'anima del maramaldo (carducci). 

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redarguibile

agg. (non com.) che si può o si deve redarguire. 

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redarguire

v. tr. [io redarguisco , tu redarguisci ecc.] (1) rimproverare energicamente qualcuno mostrandogli la sua colpa (2) (ant.) controbattere, confutare. 

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redarguizione

s.f. (rar.) il redarguire, l'essere redarguito; rimprovero severo: quelle redarguizioni in pubblico erano veramente oltraggiose (svevo). 

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redatto

part. pass. di redigere e agg. nei sign. del verbo. 

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redattore

s.m. [f. -trice] (1) chi redige un atto, un documento, una relazione o un qualsiasi altro testo (2) chi lavora nella redazione di un giornale, di una rivista; nelle case editrici, chi cura la stesura e la messa a punto dei testi da pubblicare ' redattore capo , chi coordina il lavoro redazionale, secondo le indicazioni fornite dalla direzione (sia in campo giornalistico sia nelle case editrici); caporedattore. 

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